Attori e recitazione

Gli attori scelti da Giagni rispettano quella che potremmo definire un’interpretazione classica del testo ibseniano, attraverso una recitazione di stampo realistico, dialoghi funzionali allo sviluppo dell’azione, una dizione pulita, inflessioni della voce e pause accuratamente studiate, movimenti ridotti all’essenziale.Nora e Torvald Nora, interpretata da Giulia Lazzarini, è una giovane moglie dai modi infantili ed immaturi, che acquista progressivamente autonomia e dignità scoprendo la propria condizione di bambola nelle mani del marito. Un Torvald, quello rappresentato da Renato De Carmine, palesemente più anziano della moglie e altrettanto più razionale, soprattutto nel rapporto con la famiglia.
Il regista lavora con estrema cura alla caratterizzazione psicologica dei due attori, che si immedesimano con visibile coinvolgimento nell’evoluzione emotiva dei due protagonisti.
La Nora del primo atto, nei panni della frivola bambina-bambola, ha un viso rilassato ed entusiasta, si muove sulla scena con leggerezza (gesticola molto, apre le braccia, sembra quasi danzare), lo sguardo sognatore, una voce accesa e squillante.

La spensieratezza che la contraddistingue sembra non essere scalfita neppure di fronte al giudizio severo dell’amica che le rinfaccia di essere ancora una bambina.
Con l’evolversi delle azioni, tuttavia, Nora sembra prendere coscienza di sé e della propria condizione, perdendo poco a poco vivacità. Il suo viso appare più grigio, quasi invecchiato, i movimenti diventano impacciati, la voce si fa più cupa, fino alla scena finale, quando solo un flebile bisbiglio sembra uscire dalla sua bocca poco prima di andarsene definitivamente di casa. Anche il movimento progressivamente più frequente della mano che si tocca le labbra o il collo con fare incerto e preoccupato accompagna l’evoluzione radicale che subirà il personaggio nel corso dei tre atti, da donna-giocattolo a eroina, fino al prevedibile epilogo, segnato da un totale abbandono della gestualità.

Molto più disincantato, è invece l’atteggiamento che Nora assume nei confronti degli altri personaggi: il contatto, sia metaforico sia fisico, che perde progressivamente con il marito sembra compensato dall’affetto che ripone nel dottor Rank, cordiale amico di famiglia che si rivela sinceramente innamorato della protagonista, e nell’amica Kristine, la sola a cui confessa le proprie azioni. Nora e la signora LindeE’ interessante vedere come Nora si manifesti sin dall’inizio palesemente più a suo agio con questi  personaggi, piuttosto che in compagnia di Torvald. Ne sono testimonianza la scioltezza di movimenti della donna, la ricerca di contatto fisico e di sguardo: sia con il dottor Rank sia con Kristine Nora si siede, in posizione di “parità” fisica e metaforicamente anche intellettuale, e discute vis-à-vis con loro.
Il personaggio di Torvald è definito con la medesima meticolosità, nella sua personalità diametralmente opposta a quella di Nora. Lo vediamo immergersi nella quotidianità con fare posato, quasi distaccato, e riprendere la moglie con un tono altrettanto accorto, misurato, quasi artificioso, agitando vistosamente il dito in segno di rimprovero. Nemmeno l’ingresso in scena dei bambini, né la preoccupazione della moglie nei confronti dell’oscuro individuo che la ricatta, nè tanto meno la notizia della prossima morte dell’amico sembrano risvegliare in lui slanci emotivi di evidente entità. Un gelido rigore luterano, quello del signor Helmer, che è sottolineato anche dal portamento di Renato De Carmine, visibilmente invecchiato ai fini della rappresentazione, dal suo abbigliamento impeccabile, dalla camminata composta e decisa, dagli oggetti portati con sé in scena (un sigaro, una penna, dei soldi, dei documenti della banca, resi fedelmente simboli di una personalità noiosa e ipocrita): tutto ciò si contrappone con vigore alla spensieratezza immatura della moglie e presagisce sin dalle prime battute un chiaro squilibrio nella coppia.

La separazione tra i due diviene tuttavia inevitabile solo dopo il progressivo (e rapido) mutamento psicologico di entrambi i personaggi, che finiscono per deporre le rispettive maschere (ancora una volta sia metaforicamente, sia concretamente essendosi appena conclusa la festa in costume) e mostrarsi per ciò che sono: un uomo bugiardo, immaturo e superficiale e una donna-bambola ingenua e disillusa che abbandona il nido familiare che la opprime per iniziare a crescere.
La caratterizzazione della coppia Nora-Torvald messa in scena da Giagni potrebbe essere interpretata anche in chiave storico-sociale, in relazione al periodo di produzione dello spettacolo e al medium cui è destinata: ci troviamo di fronte ad uno spettacolo del 1968, rivolto ad un pubblico di cultura medio-bassa (tendenza che si riscontra ancor’oggi nel pubblico televisivo) ancora acerbo in tema di abbandono del tetto coniugale. Casa di Bambola di Giagni affronta un dibattito molto discusso all’epoca, ma lo fa senza eccessiva enfasi, attraverso un medium che impone ancora una drammatizzazione lineare, ritmi di recitazione lenti, leggibilità dei personaggi, dei rapporti e delle situazioni che si vengono a delineare.

Il dottor RankIl dottor Rank è delineato nella regia di Giagni come un personaggio profondamente conscio delle asperità della vita e della sua sfortunata situazione. I modi un po’ ingessati, le asserzioni profetiche, le riflessioni sussurrate si contrappongono in modo inequivocabile alla frivola gestualità di Nora. Nel terzo atto anch’egli si avvia, con una marcata evoluzione psicologica, verso lo svelamento dei suoi inconfessati turbamenti ma, a differenza di Nora e Torvald, il dottore, coerente con la sua stessa indole, sembra andare incontro alla metamorfosi e al suo tragico destino con una maggiore consapevolezza, senza mai scomporsi.

Composta, austera, razionale nei modi e nell’aspetto, la figura di Kristine gioca il ruolo di buona amica e fedele consigliera nei confronti di Nora, suggerendole con inesorabile puntualità la strada più ragionevole da percorrere. Sin dalla sua prima entrata in scena, in un abito scuro intenzionalmente contrapposto a quello chiaro e svolazzante della protagonista, la signora Linde è dipinta da Giagni come donna pragmatica e matura. Kristine non esita tuttavia a manifestare il suo lato più dolce e materno con Krogstad e Nora, pur mantenendo sempre una sorta di razionalità distaccata che la aiuterà ad assumere un ruolo determinante nelle vicende narrate.

Krogstad è il personaggio che subirà nella regia di Giagni la trasformazione più netta e repentina. Figuro dal carattere controverso e violento, entra in scena quasi sempre in penombra, nel suo abito scuro, lo sguardo deciso e provocatore, la voce roca.
Nora e KrogstadLa sua presenza sembra creare un’atmosfera di tensione e di inquietudine sin dalle prime battute, soprattutto quando si rivolge a Nora parlandole alle spalle, quasi a solleticare il suo inconscio per infonderle sconforto e frustrazione. La sua evoluzione nel corso dell’opera avviene ad opera di Kristine, che riesce, quasi contro le aspettative del pubblico, che lo ha inquadrato come personaggio malvagio, a dissuaderlo dal proseguire nei suoi perfidi intenti. Simboli dell’avvenuta redenzione del personaggio l’accenno di sorriso rivolto a Kristine nella scena finale, il volto disteso e la mano stretta in quella della donna in un gesto di profondo affetto.

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I personaggi di Navello si muovono in una dimensione antinaturalistica: i movimenti sono ampi e carichi di tensione emotiva, i gesti sono accentuati, smodati, al limite dell’eccesso e dell’artificiosità. Tuttavia, il carattere ostentamente controverso e multisfaccettato che contraddistingue ciascun personaggio è tutt’altro che affettato: il ritratto della famiglia Helmer, con tutti suoi dissapori e le sue contraddizioni, è quanto di più simile alla natura umana ci si possa aspettare.
Nora, interpretata da una giovane ed energica Maddalena Crippa, è un personaggio palesemente irrequieto sin dalle prime battute.

Movimenti rapidi, istintivi, sensuali fino all’eccesso (lo stesso Navello parla di “sovraeccitazione continua”), gestualità un po’ goffa, adolescenziale, deliberatamente scoordinata: “una ragazza mai cresciuta, che non è ancora perfettamente in pace con il suo corpo” [11].
Con il suo fare “altalenante”, ben rappresentato dal dondolo che la ospita in più di un’occasione, eternamente tormentata e indecisa, Nora sembra affannarsi continuamente sul palco in cerca di risposte.
Significativo e diametralmente opposto a quello messo in scena da Giagni, è il rapporto di Nora con Torvald. Mentre il regista campano ci illustra una relazione tra una donna visibilmente più giovane e immatura del marito, per il quale dimostra un affetto che potremmo definire “reverenziale”, Navello mette in scena un rapporto di coppia moderno tra due personaggi pressoché coetanei, che si scambiano battute rapide, dal tono colloquiale, ai limiti della provocazione. Nora in questo conteso è una donna emancipata, energica, schietta nel suo modo di controbattere le osservazioni del consorte, consapevole della propria forza seduttrice. Una forza che la porta ad agire con impeto anche di fronte allo sconforto e alle menzogne: i movimenti di Nora sono vigorosi persino davanti alle minacce di Krogstad, le sue espressioni concitate e i gesti netti e accentuati, anche quando sta palesemente mentendo.

“Nessuno degli altri personaggi immagina l’importanza di questo tratto essenziale del carattere di Nora, neppure il saggio Rank, e anche lo spettatore, in questo momento deve dimenticare che nora ha mangiato gli amaretti, che si è pulita con cura la bocca perchè Helmer non si accorga di nulla quando la bacia. Per Nora non esistono menzogne. La sua fantasia è sempre attiva. La sua essenza è il sogno e la finzione” [12].
TorvaldIl Torvald di Navello, interpretato da Roberto Alpi, è un giovane energico e impettito, a cui ben calza il ruolo di “pro­totipo di uomo padrone, cacciatore, carrierista” di cui ci parla lo stesso regista nei suoi appunti [13]. Brillante, ironico, puntuale nelle sue osservazioni, pieno di sé nel modo di atteggiarsi e rivolgersi agli altri personaggi, severo e pedante, “come se diventasse improvvisamente più vecchio, nell’assumere il ruolo che l’universo matrimoniale maschile ha riservato al maschio da tempi immemorabili“. Manicalmente ordinato, “lo vedremo spesso intento a «rimettere a posto» non soltanto gli uomini ma anche gli oggetti, le carte, le sedie” [14].
In contrasto a questa indole di uomo maturo, lo vedremo tuttavia spesso cedere alle lusinghe della moglie, lasciandosi sedurre e trascinare, in una complice consapevolezza, nel mondo di menzogna della donna.
Interessante, nell’opera di Navello, il marcato parallelismo tra i personaggi maschili, Torvald, Rank e Krogstad, “tre amici di gioventù con sinistre somiglianze” [15], tutti e tre peccatori dell’ordine etico e sociale esortato da Ibsen e tutti e tre puniti con una forma di degrado (rispettivamente affettivo, fisico e sociale). Il dottor RankIl dottor Rank è agli occhi di Navello un personaggio decisamente più decadente e mellifluo rispetto a quello delineato da Giagni: l’aspetto trascurato, lo sguardo insinuante, le sentenze pronunciate a gran voce lo rendono quasi sgradevole agli occhi dello spettatore. Il dottor Rank di Navello sembra essere alla costante ricerca di un contatto fisico con i suoi interlocutori, che tuttavia finiscono inevitabilmente per sottrarsi. La stessa Nora, che con lui inizia un gioco perverso di seduzione e di confidenze, quando la situazione sta per essere compromessa, si allontana dall’uomo e racconta una menzogna al fine di mantenere intatto l’ordine delle cose.
Per Navello, l’amica d’infanzia Kristine non rappresenta l’esatto alter ego della protagonista: “l’attitudine alla serietà, al sacrificio di Kristine e la spensierata irresponsabilità infantile di Nora si attraggono irresistibilmente” [16], dando origine ad un rapporto di amicizia affiatato e armonico. Lo squilibrio caratteriale, evidenziato anche dall’abbigliamento e dalla postura radicalmente contrapposti, non sembra intaccare l’intimità e la confidenza che le due donne manifestano dopo dieci anni di distacco: Nora per la prima volta si espone con sincera preoccupazione all’amica; Kristine dal canto suo si sente libera di avanzare, senza scrupoli né imbarazzi, giudizi puntigliosi, talvolta feroci sull’amica.

Realismo, senso pratico e schiettezza sono i tratti peculiari che caratterizzano anche il suo modo di apparire e di muoversi nel palco, a partire dal saluto iniziale, che consente a Nora di riconoscerla, sino al dialogo risolutivo con Krogstad.Krogstad
Esasperatamente truccato al fine di sembrare più vecchio e imbruttito, Krogstad è un personaggio dai tratti spiccatamente grotteschi e innaturali. Navello ce lo mostra  per la prima volta contro luce, sulla sommità delle scale di ingresso, in tutta la sua spavalderia. Il suo atteggiamento nei confronti di Nora è ben diverso da quello tenuto dal Krogstad di Giagni: la sua azione intimidatoria nei confronti della donna è più accentuata e violenta, egli sembra contravvenire persino a tutte le regole della buona educazione, sedendosi sfacciatamente sul dondolo di casa Helmer. La maschera grottesca che egli indossa sembra accompagnarlo anche nell’ultima scena, verso il pentimento e la redenzione.

[11] Beppe Navello, Appunti di regia, 23 ottobre 1992
[12] Georg Groddeck, “Il teatro di Ibsen – Tragedia o commedia”, Guida Editori, 1985
[13] Beppe Navello, “Appunti di Regia”, 19 giugno 1992
[14] Beppe Navello, “Appunti di Regia”, 27 settembre 1992
[15] Beppe Navello, “Appunti di Regia”, 1 luglio 1992
[16] Beppe Navello, “Appunti di regia”, 10 gennaio 1993

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