Costumi

I costumi di Giagni (curati da Guido Cozzolino) rispecchiano realisticamente sia l’epoca di ambientazione della storia, sia le parvenze e le personalità dei personaggi in scena. L'abito di TorvaldTorvald compare sempre in abiti molto eleganti, abbottonati, sobri, di tonalità scure. Nonostante l’ambientazione, non lo vedremo mai scomporsi. Persino il suo travestimento per la festa in maschera poco si discosta dal consueto abbigliamento, ad eccezione per il mantello, che egli depone una volta in casa.
Gli abiti di Nora seguono fedelmente la sua evoluzione psicologica: dall’abito lungo chiaro (probabilmente bianco) del I atto, ricamato sul davanti con fiori di pizzo e un nastro svolazzante in vita, che ben rispecchiano la sua personalità frivola e volubile, all’abito più sobrio e più scuro del II atto, per arrivare infine, nel III atto, al travestimento da danzatrice napoletana, abito smodatamente sofisticato e artificioso, che diventa simbolo inequivocabile dell’esasperazione cui la protagonista va incontro nel liberarsi della sua condizione di bambola.

L'abito di Nora - scene iniziali L'abito di Nora L'abito di Nora - ballo

Gli abiti dei personaggi secondari risentono anch’essi della natura dei ruoli che rivestono: i costumi eleganti, seriosi e di tonalità scure di Kristine, l’amica giudiziosa, gli abiti cupi ed anonimi dell’“antagonista” Krogstad, l’eleganza moderna, ostentatamente intellettuale del dottor Rank, nel suo ruolo di alter ego del signor Helmer. Anche la bambinaia e i tre bambini sono vestiti rigorosamente secondo lo stile dell’epoca di ambientazione dell’opera.Costumi
Le acconciature e il trucco di tutti i personaggi, da quella elaborata di Nora, a quella più semplice dell’amica Kristine, da quella classica e composta di Torvald e del dottor Rank, a quella più scarmigliata di Krogstad, si mantengono costanti nel corso dell’opera, arricchite, di tanto in tanto, da copricapi eleganti e conformi all’epoca.

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Gli abiti che Luigi Perego mette in scena per la regia di Navello rflettono una collocazione temporale più vicina ai giorni nostri, che descrive “un universo piccolo bor­ghese leggibile facilmente anche dallo spettatore italiano contempora­neo” [20].
Come per la scenografia, tuttavia, gli stili con cui Perego veste i personaggi sono anonimi, difficilmente inquadrabili in un’epoca o una moda definita, ma “riconducibili a una tradizione di decoro modesto, impiegatizio, provinciale” [21].
L'abito di NoraLa Nora di Navello sembra rispecchiare i canoni di bellezza femminile delineati dalle moderne bambole: magra, slanciata, bionda, dai lineamenti e dai trucchi delicati, la protagonista poco si discosta dalle fattezze delle prime barbie. La gonna grigia a quadri, a vita alta, la pettinatura bionda raccolta in cima alla nuca, la parure di perle bianche, il rossetto e il trucco delicato le conferiscono una bellezza senza tempo, quasi anonima, scialba. Solo il maglione, rosso acceso, sembra attribuirle fin da subito un carattere caldo, passionale, impulsivo. Un tratto di personalità, quello conferitole dal colore rosso, che Nora conserva uguale a se stesso sino alla fine, attraverso lo scialle del ballo in maschera, simbolico fil rouge di congiunzione tra le due immagini della donna, al significativo ritorno all’abito iniziale. IvanAnche il figlio di Nora, Ivan, nel suo ruolo di “piccolo bambino bambola” (è così che lo definisce la madre) indossa simmetricamente i medesimi abiti della madre: maglione rosso e pantaloni grigi a quadri.
Come Nora, anche Torvald indossa abiti comuni e impersonali, poco appariscenti. A differenza della moglie, l’uomo modifica leggermente il suo repertorio di abiti a seconda del contesto in cui si trova: lo vediamo indossare un comodo maglione marrone nelle scene domestiche iniziali, quindi un abito grigio classico, se pur non eccessivamente rigoroso, quando deve uscire o recarsi al lavoro, un elegante abito nero in occasione del ballo in maschera. Unica costante, la cravatta, immancabile in ogni abito, testimonianza di un carattere comunque rigoroso.

L'abito di Torvald L'abito di Torvald L'abito di Torvald

Cupo, di un grigio spento e inespressivo, è invece il colore dell’abito di Kristine, un abito che, accanto ad una pettinatura ordinata e un trucco pressoché inesistente, conferisce all’attrice un’aria austera, rigorosa e razionale, che la colloca lontano dalle immorali vicende degli altri personaggi.La signora Linde e il dott. Rank Più trascurato nell’aspetto, il dottor Rank, sembra ricordare anche dai suoi abiti il suo tragico destino: dal completo dai toni scuri, un po’ decadente, dei primi atti, allo smoking nero del finale, più grande di qualche taglia, che gli conferisce quasi un’aria spettrale.
L'abito di KrogstadAbbottonato e rigido, simile ad una corazza, l’abito con cui Krogstad si presenta al pubblico. Un trucco pesante e una capigliatura scomposta contribuiscono a delineare un personaggio malvagio e spregiudicato, che uscirà allo scoperto solo alla fine. Decisamente inattuale e lontano dal tempo della messa in scena, invece, è lo stile dell’abito della bambinaia, simile a quello – dice il regista – di “certe contadine del mio Piemonte che non hanno mai smesso la moda severa e coprente delle loro nonne” [22]. Forse, assieme alle coperte ricamate che fasciano il figlio più piccolo della coppia, potrebbe trattarsi di un simbolico ponte con l’epoca di ambientazione originale dell’opera.

[20] [21] [22] Beppe Navello, Appunti di regia, 9 dicembre 1992

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