Musica e danza

Nell’opera di Giagni anche la musica assume un valore funzionale e la sua riproduzione appare fedele alle scelte dell’autore. Nel primo caso vediamo Nora danzare sulle note della tarantella suonata da Torvald al pianoforte, occasione creata dalla stessa Nora per distrarre Torvald dall’avvicinarsi alla cassetta della posta e di conseguenza dalla lettera di Krogstad. La musica compare una seconda volta al termine della festa, quando Kristine e Krogstad, sulla via della riappacificazione, devono interrompere l’incontro perché al termine della canzone, Nora e Torvald potrebbero sorprenderli scendendo le scale. In questo caso, le note della vivace tarantella che Nora sta ballando al piano superiore, hanno lo scopo di scandire il tempo a disposizione dei due personaggi per poter discutere in privato.
La funzione di enfatizzare il trascorrere del tempo è assolta anche dalla campana che suona i sei rintocchi che separano Nora dal suo presunto suicidio.

Per ciò che concerne la danza, ancora una volta Giagni si attiene con fedeltà alle indicazioni di Ibsen. Al fine di distrarre Torvald che si avvicina alla cassetta delle lettere, Nora si improvvisa in una danza liberatoria e scoordinata, prima lenta e poi sempre più veloce, nel tentativo estremo e disperato di ripristinare una situazione di normalità.

Dalla gestualità e dalle espressioni della donna traspaiono concitazione e timore, disperazione e volontà di abbandonare la consueta compostezza.

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Nelle intenzioni di Navello casa Helmer avrebbe dovuto coltivare e sviluppare un “piccolo mondo musicale” fatto di ossessivi leitmotiv per “esorcizzare il terrore dell’abbandono, della per­dita della madre” [23]. Tuttavia, in aggiunta al repertorio di musiche suggerite nel testo originale di Ibsen, il regista ci propone solo sporadici motivetti intonati dalla Nora spensierata del primo atto e alcune note di carillon, che circoscrivono, fino quasi ad isolarle, alcune scene della rappresentazione. Pensiamo, ad esempio, a Nora che gioca con il figlio più grande, estraniandosi per un istante dalle vicende che la vedono protagonista. Un’allegra melodia di un carillon accompagna la scena del gioco, fino all’improvviso ingresso in scena di Krogstad, che riporta brutalmente la donna alla realtà.

Un’altra parentesi musicale, di grande impatto emotivo, è rappresentata dalla scena in cui la bambinaia, al primo piano, improvvisa una ninnananna per tranquillizzare i bambini: alcune note di carillon, accompagnate da un canto soave, rapiscono per qualche istante Kristine, che si trova al piano inferiore.

La danza della Nora di Navello sembra essere, infine, apice ed emblema della “recita” messa consapevolmente in atto dalla donna di fronte al marito: i movimenti affannati e sconvolti  dell’attice rispecchiano una personalità profondamente inquieta, volubile, superficiale.

[23] Beppe Navello, Appunti di regia, 8 gennaio 1993

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