Scenografia

“Casa di bambola” si svolge interamente all’interno di una casa borghese di fine ottocento; Ibsen utilizza le didascalie per descriverci nel dettaglio la disposizione di mobili, porte e finestre. Giagni riprende quasi alla lettera tali indicazioni mostrandoci, in chiave realistica, all’interno della cornice di ripresa, una stanza “di buon gusto, ma senza lusso”: mobili in legno non eccessivamente sfarzosi, lampade e soprammobili modesti, tapezzeria e tendaggi sobri, centrini e appoggiatesta alle potrone, a testimonianza di una condizione di benessere discreto ma non eccessivo. ScenografiaLo spazio scenico utilizzato dagli attori riproduce principalmente il salotto, quindi parte dell’ingresso, che è leggermente sopraelevato, e un piccolo atrio con la scala di accesso al piano superiore. Le altre stanze sono solo accennate allo spettatore, a cui non è mai concessa una visione completa della scenografia. L’arredo talvolta finisce solo per intravedersi alle spalle degli attori e i diversi elementi che arricchiscono l’ambiente hanno un ruolo funzionale rispetto alla narrazione. Ne è esempio la stufa in cui Torvald brucia la lettera di Krogstad.

Anche nella scelta degli oggetti scenici, Giagni si attiene alle didascalie originali di Ibsen, mostrandoci elementi che contribuiscono alla caratterizzazione psicologica dei personaggi: vediamo Nora trafficare con pacchetti, nastri, addobbi natalizi che ricordano i suoi modi un po’ naïf, Torvald, invece, rispecchiando una personalità rigorosa e autoritaria, ha in mano documenti, penne, denaro e si concede il sigaro. Un sigaro, quello con cui appare spesso Torvald, che rappresenta un espediente utilizzato dal regista per rafforzare l’atteggiamento sostenuto e borioso tenuto del personaggio e che introduce, con ogni probabilità, un ingrediente di attualità rispetto all’epoca in cui è stata messa in scena l’opera.

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Lo spazio scenico di Navello, ideato da un meticoloso Luigi Perego, ci riporta immediatamente allo spaccato di una casa di Barbie: due piani perfettamente ricostruiti, spazi aperti, ben visibili allo spettatore (grazie al taglio diagonale, dall’alto verso il basso, delle pareti), e adatti ad essere pienamente vissuti dai personaggi, in tutte le loro attività quotidiane.

“Mi piace­rebbe che si vedessero tutte queste stanze, magari parzialmente, ma in modo che la vita quotidiana di questa casa di bambola possa essere abbrac­ciata tutta dallo spettatore, nei suoi riti diversi e paralleli: che la topogra­fia dell’appartamento venga compressa tutta nell’occhio di bue del bocca­scena” leggiamo negli appunti del regista [17]. In chiave moderna, anche la scenografia di Navello riproduce un ambiente decoroso, non lussuoso, in cui predomina un grosso salotto dall’arredo moderno, essenziale e volutamente impersonale, in cui si svolgeranno gran parte delle azioni. Le stanze sono tra loro collegate con innumerevoli porte, da cui appaiono e scompaiono gli attori, in un continuo “labirinto di rapporti” [18]. Un aspetto da notare è sicuramente l’inquietante assenza di finestre, che accentua, assieme all’asetticità delle stanze e alle dimensioni degli elementi d’arredo (leggermente inferiori, in proporzione, rispetto a quelli reali), una marcata analogia dell’ambiente con una casa giocattolo.
ScenografiaUnico trait d’union tra con il mondo esterno è la porta d’entrata principale, posizionata al centro della scena, da cui faranno il loro ingresso i diversi personaggi (proprio come se fossero bambole). È attraverso questa porta che Nora “andrà verso la sua ultima, irresponsabile avventura con l’incoscienza di un’adolescente che scappa da casa; farà spallucce, riderà, alzerà le braccia in un’ ennesima dan­za per il suo Helmer. Poi la porta si chiuderà, con tutto il sinistro clangore voluto dalla didascalia, lasciando la casa nel buio; e poi… e poi?” [19].
Scenografia - ultimo attoAnche luci e colori sembrano giocare un ruolo fortemente simbolico nella scenografia di Navello: dall’arredo (in particolare il tappeto) e le illuminazioni dalle tonalità calde dei primi atti, volti a ricreare un ambiente famigliare accogliente, al tavolo posizionato centralmente nell’ultimo atto, flebilmente illuminato da luci di tonalità fredde, che accompagnano il confronto dei due protagonisti e la resa dei conti finale.

[17] Beppe Navello, Appunti di regia, 17 ottobre 1992
[18] Beppe Navello, Appunti di regia, 8 dicembre 1992
[19] Beppe Navello, Appunti di regia, 24 settembre 1992

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